Una riforma contro i giudici? No, contro i cittadini

Pubblicato: aprile 3, 2011 in Politica Nazionale

Il governo Berlusconi – incurante dei problemi veri dei cittadini, ma attentissimo a salvare Silvio Berlusconi da ogni processo – pochi giorni fa ha proposto una riforma costituzionale della giustizia. Nella scorsa settimana inoltre è ripreso alla Camera il dibattito sul “processo breve”, che più che accorciare i tempo dei processi accorcia i tempi per la prescrizione, ed è stata approvata in commissione una norma che accorcia i termini della prescrizione per un incensurato, in modo da far sopraggiungere la prescrizione nel processo Mills in cui è imputato, invece di dimostrare all’Italia la sua innocenza.

La riforma della giustizia proposta dal governo mina due principi cardine della nostra democrazia quali l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, poiché non solo si distinguono i magistrati in giudici e pubblici ministeri, ma si prevede che il Parlamento elegga metà dei membri dell’organo costituzionalmente incaricato di controllare l’operato dei magistrati, il Consiglio Superiore della Magistratura, (attualmente il parlamento elegge solo un terzo dei membri). Ciò permetterà alla maggioranza di controllare in qualsiasi momento l’attività dei magistrati.

Non è finita qui! L’esercizio dell’azione penale, pur conservando l’obbligatorietà (cioè il p.m. deve indagare ogni qual volta crede che ci siano gli estremi di un reato), sarà subordinato alle priorità stabilite dalla maggioranza parlamentare di anno in anno. Sarà quindi, il governo a stabilire a priori quali reati dovranno essere perseguiti e quali no. Credete che la corruzione o i reati fiscali sarebbero prioritari per questo governo?

Si prevede poi che i magistrati siano direttamente responsabili di tutti i loro atti. Su questo punto il centro-destra ha montato un’enorme campagna di disinformazione, dimenticando che già ora i magistrati pagano civilmente se hanno sbagliato per una colpa grave o perché in mala fede (ed in questi casi ovviamente è giustissimo che paghino). Se passasse questa riforma, chiunque ritenga di aver subito un torto potrà fare causa al magistrato, così che un magistrato si guarderebbe bene dall’indagare o dare torto ad un potente che ha tutti i mezzi per chiedere ed ottenere un risarcimento monetario. La libertà di azione di un magistrato è fondamentale per garantire che la legge sia davvero uguale per tutti i cittadini.

I provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati saranno decisi da due Corti di disciplina, una per i giudici ed una per i p.m, i cui componenti saranno eletti per metà dal Parlamento. Il peso dei membri eletti dalla politica sarà quindi sempre decisivo nel giudicare un magistrato. Infine si prevede che il Ministro della giustizia, oltre all’attuale organizzazione del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, spetterà anche una funzione ispettiva con evidente possibilità (l’ennesima) di interferire nell’attività della magistratura.

Altro che esigenze dei cittadini!, il disegno ispiratore di questa riforma è chiarissimo: da una parte assoggettare i magistrati alla maggioranza parlamentare e dall’altra spingerli a non occuparsi dei potenti e dei poteri forti, quando invece proprio su questi nel nostro paese si dovrebbe focalizzare l’azione dei magistrati.

Una riforma che subordina la magistratura alla politica ed ai potenti non è una riforma contro i la magistratura, ma contro i cittadini onesti che avrebbero bisogno di processi più veloci e di pene certe per tutti.

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