Archivio per novembre, 2009

Quando un paese si trova in una situazione economica di forte crisi (per molti settori ormai strutturale), ci si aspetterebbe che lo stato investisse in formazione ed in diritto allo studio per aiutare le aziende ad innovare e a riqualificarsi sul mercato, e soprattutto per garantire che tutti i ragazzi possano avere accesso all’istruzione ed essere davvero liberi. E invece…. 

Invece il governo Berlusconi sta portando avanti una politica di tagli nei confronti di tutto il sistema dell’istruzione pubblica. La finanziaria in discussione in questi giorni prevede per l’anno prossimo un taglio di quasi 700 milioni di euro del fondo di finanziamento ordinario delle università, il fondo con cui le università pagano una grossa parte della spesa, che passa da 7 e 6,3 miliardi di euro ed un taglio di 13 milioni di euro agli interventi per il diritto allo studio, un taglio del 10%, ad un fondo che il governo aveva già tagliato per 40 milioni lo scorso anno. Con questi tagli (già previsti dalla legge 133 dello scorso autunno) le università pubbliche saranno portate al tracollo finanziario e ci sarà un inevitabile peggioramento della qualità della didattica e della ricerca, con il rischio della trasformazione degli atenei in fondazioni private. 

A partire da quest’anno una quota pari al 7% del fondo di finanziamento ordinario delle università viene distribuita tra gli atenei sulla base di una classifica della qualità della didattica e della ricerca, redatta dal Ministero dell’Istruzione. In queste classifiche l’Università del Molise si è attestata intorno al 50° posto (su 56 atenei), con una valutazione negativa della qualità dell’ateneo.

La classifica è stata basata su indicatori contestati da molti e con delle modalità che hanno favorito un po’ gli atenei del nord, ma resta un dato molto allarmante che impone di rivedere e migliorare l’operato dell’università. Per quest’anno la posizione così bassa in classifica ha portato ad una riduzione di quasi 600.000 euro ai fondi destinati all’Unimol, a fronte di un FFO di 30 milioni di euro (2% in meno). 

A partire dall’ anno accademico in corso l’Unimol ha scelto di innalzare le tasse universitarie dell’11% e di introdurre degli ulteriori aumenti per gli studenti fuori corso. Gli studenti però non possono diventare il capro espiatorio delle politiche governative. di riduzione dei finanziamenti. Tanto più se consideriamo che, stando ai nostri calcoli, l’Unimol negli ultimi 3-4 anni ha costantemente sforato di circa 3 punti percentuali il tetto massimo imposto alla contribuzione studentesca, che non può superare il 20% del fondo di finanziamento ordinario. Per effetto dei tagli al FFO di quest’anno e dei prossimi anni, la quota di sforamento è destinata ad aumentare ancor di più. 

Stando ai dati del Ministero, nell’anno 2007-08, solo il 37% dei ragazzi che avevano tutti i requisiti per ricevere la borsa di studio ha ricevuto effettivamente la borsa: ogni 100 ragazzi idonei, solo 37 ne hanno potuto usufruire. Il motivo delle mancate assegnazioni di borse: l’esiguità dei finanziamenti. Infatti nello stesso periodo il Molise risulta come la regione che ha investito meno in diritto allo studio: non ha investito un euro di risorse proprie per finanziare gli interventi a sostegno degli studenti. E negli ultimi due anni non si sono viste grandi novità da parte della governo regionale. In una regione a così alta emigrazione e con un economia non ricca, ci si aspetterebbe ben altro… 

Da quest’anno poi, con l’approvazione del “Piano di indirizzo triennale per il diritto allo studio” , si è stabilito che tutti i ragazzi residenti in comuni distanti fino ad 80 km dalla sede di corso di studio sono considerati pendolari ai fini della determinazione dell’importo della borsa di studio; considerando le condizioni dei trasporti nella nostra regione, è una distanza davvero improponibile. Così molti ragazzi che fino all’anno scorso ricevevano la borsa di studio da fuori sede, si sono ritrovati 2.000€ in meno, una bella cifra. La stessa cosa per i comuni distanti fino a 30 km dalla sede di studio, che vengono ora considerati come “in sede”; i ragazzi residenti in questi comuni riceveranno quasi 1.000 euro in meno. 

La politica di tagli messa in atto dal governo Berlusconi è inaccettabile, in quanto non risolve nessuna criticità delle nostre università e le condanna ad un percorso di riduzione della qualità della didattica e della ricerca e dei servizi agli studenti. Gli studenti saranno i primi a subire gli effetti dei mancati finanziamenti, in termini di minore qualità dell’ università e di minori servizi (borse di studio, mense, biblioteche, etc.); è una follia che si facciano economie sul futuro dei giovani e sulla loro libertà di scegliere attivamente la propria vita. 

Il governo regionale deve investire seriamente in diritto allo studio, l’anno scorso i nostri emendamenti al bilancio regionale sono stati rifiutati, per il 2010 chiediamo che ci siano gli stanziamenti necessari per garantire un vero diritto allo studio. 

Chiediamo ai governi nazionale e regionale di investire davvero in diritto allo studio e formazione, gli chiediamo di investire in futuro!

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Gli articoli di quest’oggi presenti su molti giornali italiani, riguardanti la triste storia di un ragazzo che ha lasciato gli studi per aiutare la famiglia a far quadrare il bilancio (non si tratta certo di una storia isolata), portano inevitabilmente a riflettere sulle carenze del sistema di welfare del nostro paese.

Un sistema incapace di garantire a tutti i ragazzi di poter studiare indipendentemente dalle condizioni economiche della famiglia, incapace di garantire la possibilità di essere artefici del proprio futuro.

Eppure i nostri governanti sembrano non accorgersene, la finanziaria in discussione in questi giorni in Parlamento prevede per il 2010 un taglio di 12 milioni di euro ai fondi nazionali per il diritto allo studio, su un fondo attualmente di 110 milioni (il 10% in meno), con un ovvio calo dei servizi che si potranno erogare agli studenti.

La maggior parte degli interventi per il diritto allo studio viene poi affidato alle regioni, e la situazione per il Molise non è di certo rosea. Stando ai dati del Ministero nell’anno 2007-08 la nostra regione si è classificata al penultimo posto tra le regioni d’Italia per il rapporto tra coloro che ricevono la borsa di studio e coloro che hanno tutti i requisiti per riceverla, con dato pari al 37%; il motivo delle mancate assegnazioni di borse: l’esiguità dei finanziamenti. Infatti nello stesso anno la nostra regione risulta come quella che ha investito meno in diritto allo studio. E negli ultimi due anni non si sono viste grandi novità da parte della governo regionale.

Per la scuola dell’obbligo la situazione è ancora più allarmante; è di qualche giorno fa, la soppressione del fondo per l’acquisto dei libri di testo nella scuola dell’obbligo, un taglio di ben 103 milioni di euro, introdotto in finanziaria dal governo Berlusconi, che obbligherà tante famiglie a pagare i libri a proprie spese, se non ci saranno interventi degli enti locali.

Chiediamo al governo nazionale di ritirare i tagli al sistema dell’istruzione nel suo complesso e alle istituzioni locali di iniziare ad investire davvero nel futuro della regione, chiediamo insomma di iniziare ad investire nel futuro.

Acqua… pubblica

Pubblicato: novembre 20, 2009 in Politica Nazionale

Ieri abbiamo assistito all’ ennesima forzatura compiuta dal governo Berlusconi, che ha imposto il voto di fiducia su un provvedimento non urgente e che invece avrebbe necessitato di una aperta discussione in parlamento  e tra i cittadini.
Non e’ possibile intervenire per decreto su ogni materia, tanto piu’ per quanto riguarda i servizi essenzali per la vita dei  cittadini, come la gestione delle risorse idriche.

L’articolo 15 del DL 135 approvato ieri, sulla base di quanto approvato gia’ lo scorso anno con la legge 133, obbliga i comuni a cedere ai privati parte delle societa’ di gestione dei servizi pubblici locali, tra cui rifiuti  e la gestione dell’acqua. Sicuramente era necessario migliorare l’erogazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali e ridurre gli sprechi (basti pensare alle perdite degli acquedotti in tante parti del nostro paese), ma sarebbe stato necessario discutere sulle modalita’ per conseguire questi obiettivi e non imporlo per fiducia. E poi, perche’ una gestione privata dovrebbe assicurare a tutti i cittadini piu’ diritti di una gestione pubblica delle risorse ?

L’acqua e’ un bene fondamentale per i cittadini e la sua gestione deve rimanere pubblica, introdurre una sua privatizzazione senza un dibattito nel paese e’ un furto fatto a tutti gli italiani, che quasi sicuramente provochera’ aumenti delle tariffe a carico dei cittadini.

Campobasso, 19/11/09

I Giovani Democratici di Campobasso sono con gli studenti che quest’oggi in tutta Italia sono scesi in piazza per rivendicare il diritto all’istruzione in una scuola di qualità.

 Il diritto ad una scuola di qualità, una scuola sicura che non rischi di venire giù da un momento all’altro, il diritto allo studio sono stati per troppo tempo trascurati nel nostro paese e oggi stanno ricevendo un colpo mortale dalle politiche di tagli del governo Berlusconi.

 Investire nell’istruzione e nel diritto allo studio, significa dare ad ogni giovane la possibilità di costruirsi il proprio futuro, significa investire nel futuro del paese ed è l’unica via per un reale sviluppo economico nella società del terzo millennio.

 Il governo Berlusconi, invece con politiche miopi e volte a privatizzare l’intero comparto dell’istruzione (sono di pochi giorni fa la conferma dei tagli approvati l’anno scorso con la 133 e il disegno di legge di riforma dell’università), ha tagliato miliardi di euro con il risultato di mettere in ginocchio l’istruzione pubblica e di condannare migliaia di giovani ad avere un’istruzione di peggiore qualità.

 L’Italia ha fin troppo bisogno di investimenti veri nella formazione dei giovani, non certo di tagliare all’istruzione pubblica per dare ad altri comparti.

 Chiediamo l’abolizione dei tagli previsi dalla finanziaria, la messa in sicurezza degli edifici e la creazione di una politica vera di diritto allo studio, che garantisca a tutti pari condizioni di accesso all’istruzione, anche nella nostra regione.

  Campobasso, 17/11/09