Intervista a Fausto Raciti, candidato alla segreteria nazionale

Pubblicato: novembre 20, 2008 in Giovani

 

  • Quale credi debba essere il ruolo dei Giovani Democratici all’interno del Partito Democratico? Credi che riuscirà a rimanere automa dalle correnti interne? Sarebbe giusto o bbligare i rispettivi livelli territoriali a discutere i documenti approvato dai giovani?   In realtà sono tre domande importanti.       Il ruolo della giovanile sarà innanzi tutto quello di ricollegare i Democratici a una generazione spesso descritta come disillusa e sfiduciata ma che in realtà è solo delusa, dalla politica, da un potere che non riesce a dare risposte.     Ecco il nostro scopo, riconquistare la fiducia di quella generazione, coinvolgendola nel processo di decisione politica.     La nuova giovanile non solo dovrà essere autonoma dalle correnti interne, non dovrà neanche cedere alla tentazione di farsi lobby o gruppo di potere. L’ autonomia è l’unico vero strumento per rappresentare la nostra generazione e rifuggire da logiche di cooptazione e di selezione casuale, educandoci, di fatto, a non rappresentare solo noi stessi.  Nessuno deve obbligare nessuno, se la giovanile fa una buona proposta è interesse di tutti che venga discussa. I Giovani Democratici non lavoreranno reclusi in qualche isola dei famosi, avremo piena cittadinanza nel Partito Democratico e parteciperemo attivamente a tutti i suoi momenti di discussione e decisione. A tutti i livelli.

 

  • Cosa ne pensi della legge 133? Per quale motivo Berlusconi continua così spudoratamente a distruggere l’istruzione pubblica?   La 133 e la cosiddetta riforma Gelmini, sono operazioni di cassa inserite in un’idea della società limitata, che non riesce a guardare al futuro. Una visione sbagliata che non riesce a capire che, in un periodo di crisi, tagliare su istruzione e ricerca significa bloccare lo sviluppo del paese. Per rialzarci da questa crisi, dovremo invece tendere alla realizzazione di quella società della conoscenza, teorizzata a Lisbona, che è forse la nostra unica speranza.

 

  • La CAI è stato un passo avanti per tutti gli italiani o per Colaninno?  Credo che neanche per Colaninno lo sia stato. La situazione è talmente grave che neanche la Good Company depurata dai debiti che si accolla lo stato, ha prospettive di crescita. La soluzione era a un passo quando fu avanzata l’offerta Air France, più conveniente, sia economicamente che socialmente. Ma li si preferì l’interesse elettorale a quello del paese, e non è stata l’unica volta.

 

  • Pensi che gli italiani si renderanno conto di cosa sia stato il lodo Alfano? Cosa possono fare i giovani? Ormai purtroppo gli italiani si sono abituati alle leggi ad personam di Berlusconi, non fanno quasi più notizia. Trovo che questo sia un pericoloso arretramento nella democrazia. Credo che il Partito Democratico dovrà contribuire a riportare un po’ di etica nella politica. E nel paese.

 

  • Cosa faresti per rendere l’Italia un paese meritocratico? Comincerei a premiare davvero le eccellenze, che in questo paese che sono tante. A cominciare da scuola, università e ricerca, su cui invece si continua a tagliare. Un sistema davvero basato sul merito darebbe la possibilità a tante intelligenze italiane, sparse nel mondo, di tornare nel proprio paese.

 

  • E’ possibile rappresentare i giovani dai 14 ai 29 anni? Come fare? E’ senza dubbio difficile oggi riuscire a rappresentare adeguatamente quella fascia di età che va dai 14 ai 29 anni che si trova a vivere in una società in continua evoluzione ed altamente frammentata. Ed è proprio per questo che la giovanile che immaginiamo, dovrà essere capace di stare tanto nelle scuole e nelle università, quanto nei luoghi di lavoro e nelle periferie. Saremo forti solo se rappresentativi di queste realtà e non di dinamiche che con giovani non hanno nulla a che fare.

 

  • Qual è la vera emergenza italiana? E’ normale morire per guadagnarsi onestemente da vivere?  E’ un problema che va ben oltre la sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ prima di tutto una questione di diritti. Un lavoro in nero, un’azienda che non è in regola, fanno del lavoratore un soggetto debole e in pericolo. Nel buio del lavoro nero nessuna norma sulla sicurezza può avere garanzia di essere rispettata. La nuova giovanile si dovrà battere perché tutti i lavoratori abbiano una contratto regolare e un luogo di lavoro sicuro.

  • Gli italiani sono razzisti? E’ possibile anche in Italia l’integrazione e la parità dei diritti?  Non credo che esista un popolo geneticamente razzista. E’ la paura che genera razzismo. E certa politica spesso la cavalca in maniera irresponsabile. Noi, al contrario, vogliamo un’Italia aperta, dove tutti abbiano gli stessi diritti. Perchè un ragazzo non può essere discriminato per il colore della sua pelle, per il suo credo religioso, per il suo orientamento sessuale. Rendere possibile alle persone di costruire e vivere liberamente il proprio progetto di vita è una delle grandi sfide della nostra generazione. Credo che in Italia non si sia fatto abbastanza, anche quando le forze progressiste sono state al governo del Paese, sul versante dell’integrazione e dei diritti civili. Un errore che non dovremo ripetere quando avremo di nuovo quest’occasione.

 

  • Per i giovani è possibile immaginare un futuro non precario? Il precariato non può essere una costante della vita di un individuo. Anche se la flessibilità ormai è una caratteristica della nostra società, non deve trasformarsi in una condizione di instabilità permanente. Gli individui hanno bisogno di sicurezza e stabilità per essere indipendenti e pensare al proprio futuro. Il lavoro normale, quello che deve essere incentivato, resta sempre quello a tempo indeterminato.

 

  • Cosa possono fare i giovani per l’ambiente? Centrali nucleari e inceneritori sono, per il governo, l’unica risposta a una crisi ambientale ed energetica imminente. Una risposta che forse ci può far prendere un po’ d’aria ma che non va al cuore del problema e non ferma la deriva di un mondo sempre più insalubre e sprecone. Un mondo sostenibile, questo è quello che le giovani generazioni hanno la responsabilità di costruire. Le energie rinnovabili forse da sole non bastano, ma da loro non si può prescindere se si pensa a un mondo sempre meno dipendente dai combustibili fossili e più pulito. E poi una cultura ecologica, raccolta differenziata e risparmio energetico sono una pratica quotidiana alla portata di tutti. Da questo si può partire.

 

  • Obama, sarà l’inizio di una rivoluzione? L’importanza dell’elezione di Barack Obama è storica, ha vinto superato steccati raziali e culturali, con una partecipazione al voto senza precedenti, incantando cittadini, tradizionalmente indifferenti alla politica, con un programma ricco di idealità e rinnovamento. E’ una grande vittoria della democrazia, e porterà sicuramente un vento positivo in Europa e nel Mondo. Ma noi non dobbiamo stare ad aspettare. Il cambiamento vero, nel nostro paese, lo dobbiamo produrre noi, senza stare ad aspettare l’eroe che viene da lontano.
  • Tre problemi da risolvere in Italia, tre parole chiave. Crisi. Lavoro nero. Ingiustizia sociale. Conoscenza. Opportunità. Diritti. Anche se la realtà è più complessa…

  

  • La prima cosa che faresti una volta eletto. Come Barack Obama, passerei un week-end con la mia famiglia, che in questa campagna elettorale frenetica non ho avuto tempo di vedere molto. Nella mia Acireale. Poi a lavoro, per fare della giovanile la grande organizzazione che ho in mente. Non vedo l’ora di smettere di parlare di quello che voglio fare e cominciare a farlo.
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